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11 Gen 2014

Enologia, a fine ‘800 Seui era famoso in Europa per i suoi vini

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Come già disse nel lontano 1894 Umberto Loy, nel suo libro su Seui: “…scrivere di Seui, e non parlare de’ suoi rinomati vini, sarebbe come andare a Roma e non vedere il Papa”.  Infatti, come peraltro ammise oramai più di secolo fa sono lo stesso Sante Cettolini, allora direttore della Regia scuola di viticoltura ed enologia di Cagliari: “I vini di Seui hanno fama in tutta l’isola come eccellenti vini da pasto”, e riconosce che in questo nettare si ritrova un ricordo del famoso “Chianti”. Ciò accade, secondo l’apprezzato enologo, per “l’elevata posizione di Seui sul livello del mare, la natura del suo terreno, la qualità dei vitigni coltivati, che essendo pervenuti da regioni, anche estere, più soleggiate in loco maturano con maggiore lentezza, con il suo succo che si elabora meglio e che vede elementi meglio proporzionati ed armonizzati tra loro”. A suo parere questo risultato sarebbe stato possibile anche per il numero estremamente ridotto di varietà d’uva nera coltivate nell’agro del nostro paese: “Monica”, “Bovale”, “Niedda Carta” e “Cannonau”.

Sul finire del XIX° secolo i vini seuesi parteciparono a numerose esposizioni in Sardegna, continente ed estero, uscendone sempre con onore. Il record di riconoscimenti andò senza alcun dubbio al cavaliere Giuseppe Caredda: Menzione onorevole nel 1880 a Roma, nel 1881 a Milano, nel 1885 ad Anversa (Belgio) ed un’altra a Bordeaux (Francia) in occasione della Gara internazionale del 1886. Conquistò, inoltre, una medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Palermo del 1892. A sua volta preceduta da una d’argento a Sassari nel 1881 e varie di bronzo (a Roma nel 1881/2, a Nizza e Torino nel 1884 ed a Cagliari nel 1892).

Tra gli altri produttori seuesi che nella prestigiosa rassegna cagliaritana del 1892  ottennero lusinghieri riconoscimenti si ricordano: reverendo Antonio Caredda (medaglia d’argento), Giovanni Battista Cannas (medaglie d’argento e di bronzo), Antonio Angelo Loi (due medaglie di bronzo, di cui una anche a Torino nel 1884), Giuseppe Lecis (una medaglia di bronzo), Giovanni Bissiri (una medaglia d’argento) e Francesco Carboni (menzione onorevole). Oltre a questi seuesi ottennero ambiti riconoscimenti per i loro vini anche Tommaso Caredda, Angelo Lecis, Efisio Luigi Caredda, Serafino Loy e Francesco Caredda.

Ora di tutti questi autentici “trionfi” rimane solamente il ricordo nella memoria della comunità seuese. Infatti da allora a Seui la produzione vinicola si è fortemente ridotta. La maggior parte dei vigneti è stata espiantata o abbandonata.Eppure, 40 anni or sono, nel 1971, i produttori locali erano intenzionati alla realizzazione di una cantina sociale, indispensabile per la raccolta e commercializzazione dei vini seuesi.
Come andata a finire? Tutto è rimasto alle sole intenzioni.
Purtroppo! 
 (Giuseppe Deplano, copyright © 2014 – riproduzione riservata)

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